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Questa biografia tratta di un nobile bolognese, il conte Alessandro Savioli Corbelli (1742-1811), di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte (11 giugno). La famiglia Savioli era originaria di Padova ma in seguito ai matrimoni del nonno Alessandro Sr. con la contessa Maria Caterina Bolognini, e del padre Gianandrea con la marchesa Paola Barbieri Fontana, si trasferì a Bologna e si imparentò con molte famiglie nobili della città, i Bentivoglio, Paleotti,Malvasìa, Zambeccari, Magnani, Davia, Bolognetti etc. Nel capitolo dedicato alla famiglia vi sono descrizioni di luoghi e di episodi accaduti nel XVIII secolo a Bologna e di noti personaggi che la visitarono, come Casanova.Alessandro,cadetto della famiglia, dovette impiegarsi alla corte dell’Elettorato di Baviera dove rimase per 32 anni e vi percorse tutta la carriera di funzionario di corte ( da Paggio a 11 anni fino a Consigliere Aulico e di Commercio, ed infine membro del Collegio di Censura).Nominato Vice Presidente dell’Accademia delle Scienze di Monaco (1775-1780) fu a contatto con la maggior parte degli scienziati europei dell’epoca. Si sposò a Monaco due volte, la prima (1763) con la contessa Theresia von Wunshwitz, dama di compagnia dell’Elettrice, e poi, rimasto vedovo, si risposò con la contessa Maximiliana von Werner a Grafenreith, imparentata con uno dei Generali bavaresi che parteciparono alla Guerra dei Sette Anni (1756-1763).Dopo la morte dell’Elettore di Baviera Max Joseph III ( dicembre 1777) del quale era divenuto uno dei più fedeli collaboratori, la struttura della corte subì un cambiamento quasi totale, e Savioli cercò di contrastare il cambiamento che vide protagonisti il confessore ex Gesuita del nuovo Elettore Carlo Teodoro pater Frank, i Rosacroce ed i Cavalieri di Malta, che si impadronirono di fatto del governo e della corte.Dal 1779 egli aderì agli Illuminati di Baviera, per trovare alleati che impedissero il ritorno all’oscurantismo religioso in quel paese, voluto da alcuni ex Gesuiti, che dopo la loro abolizione (1773) , continuarono ad infiltrarsi nei Rosacroce bavaresi, ed attraverso di essi nelle logge massoniche. Gli Illuminati di Baviera,furono definiti da alcuni storici come giacobini ante litteram, atei, materialisti e “comunisti” e considerati all’epoca ed anche posteriormente come coloro che avevano esportato in Francia idee politiche che avrebbero influito sull’inizio della Rivoluzione Francese. Egli si trovò nel bel mezzo di un intrigo fra contrasti politici interni e diplomatici, mentre l’Imperatore Giuseppe II voleva scambiare il Belgio con una parte della Baviera. Esiliato nel 1785 perché appartenente alla Massoneria e riconosciuto come uno dei capi degli Illuminati di Baviera, appaiono in chiaroscuro le vere ragioni della sua condanna, legate al contrasto in atto con la nuova struttura di potere collegata con la corte del Regno di Prussia.La mia ricostruzione sulla sua condanna ha come riferimento una sua Memoria manoscritta originale da lui redatta, inedita,da me rinvenuta nell’archivio di famiglia alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, che spiega in dettaglio la motivazione della sua punizione senza un processo,con il solo parere di Due Commissari ,e dalla quale si deduce che la pena fu comminata per motivi diversi da quelli ufficialmente addotti.Ho dedicato un intero capitolo alla Massoneria in Baviera, oltre ad un’esauriente analisi dei Riti massonici nati nella seconda metà del settecento, per meglio contestualizzare la sua appartenenza alla loggia St. Theodor zum Guten Rat ed agli Illuminati di Baviera.Rimase ai confini d’Italia per ben undici anni a Trento dove fu accusato di organizzare cospirazioni ed incontrò secondo alcuni autori Cagliostro, al cui processo ho dedicato un paragrafo nel quale spiego alcuni aspetti di esso che modificano le motivazioni della sua condanna avvenuta non per eresia, (motivazione ufficiale) bensì per motivi cospirativi dove appaiono due complotti in cui il Gran Cofto si trovò ad essere l’anello debole, e fu abbandonato a sé stesso.Protagonisti appaiono in chiaroscuro alcuni Illuminati di Avignone un Ordine paramassonico del quale era fondatore Dom Pernety, scienziato mistico, naturalista che fu il tesoriere della spedizione di Bougainville alle isole Malvine, collegato con il circolo della duchessa d’Orleans, sorella di Philippe Egalitè e della quale fecero parte alcuni deputati agli Stati Generali.Dietro al tentativo cospirativo di Cagliostro a Roma e di quello orleanista in Francia non vi furono gli Illuminati di Baviera come fu scritto nel 1797/99 dal famoso Augustine Barruel, A questi tentativi ho dedicato due capitoli, uno intitolato “Rivoluzioni?” e l’altro “Cospirazione e sette segrete in Italia”. Nel primo, prendendo lo spunto da un Discorso tenuto a Milano per l’inaugurazione del nuovo tempio massonico tenuto dal poeta neoclassico Aurelio De Giorgi Bertòla il 30 marzo 1788, ho esaminato il contesto politico sociale in cui sorse la rivoluzione francese, iniziata non in modo così spontaneo, ma favorita da una cospirazione atta a sostituire Luigi XVI con il cugino duca Filippo d’Orleans, un cambiamento di potere legato al debito enorme (pari a 8,5 volte le entrate fiscali di un anno) ed al pericolo di una bancarotta dello stato francese.Nella preparazione di questo complotto appaiono come protagonisti alcuni seguaci di Anton Mesmer, il medico viennese famoso per avere (ri)scoperto il “fluido magnetico”, ben conosciuto da Savioli perché nominato membro dell’Accademia di Monaco nel 1776 Mirabeau appare come la mente pensante di questa cospirazione che voleva applicare il Programma di una “association intime” datata 1776 trovata nelle carte del Marquis, e pubblicate dal figlio Lucas de Montigny quarant’anni dopo nelle Memoires Biographiques . In esso vi sono contenute molte delle riforme politiche auspicate dagli Illuminati di Baviera,che pur non essendo strettamente riconducibili a Savioli ne condivideva i principali punti da lui auspicati nei suoi Discorsi Accademici e negli altri suoi scritti,e dove appare centrale la scienza per le riforme politiche . Alessandro Savioli è l’ unico oltre al fondatore degli Illuminati di Baviera ,Weishaupt, ad essere citato dal Marquis nella Monarchie Prussienne, per avere tentato di impedire il ritorno all’oscurantismo in Baviera. Nel capitolo seguente sono esaminate le cospirazioni in Italia, tra le quali una a Trento ed Innsbruck in cui Alessandro fu accusato di essere uno degli organizzatori. Il fratello Ludovico Vittorio Savioli collegato con alcuni rivoluzionari francesi fu invece coinvolto nel tentativo di Zamboni De Roladis per liberare Bologna nel 1794 dal giogo pontificio.Le motivazioni “rivoluzionarie” dei due fratelli erano diverse,quella in cui fu coinvolto Ludovico Vittorio, in collegamento con alcuni massoni “occultisti” e Rosacroce europei e con il pastore luterano Friedrich Muenter, inviato a ricercare le origini templari della Massoneria, era volta alla conservazione del ruolo di potere a Bologna, mentre quelle di Alessandro erano sinceramente democratiche e liberali.Ritornato a Bologna con la speranza di succedere al fratello Ludovico Vittorio nello scranno di Senatore , l’intento non riuscì a causa dell’abolizione del Senato ad opera di Napoleone. Partecipò in veste di Vice Moderatore alle assemblee del Circolo del Genio Democratico ed è ricordato dagli storici per essere stato l’inventore e l’organizzatore della prima setta cospirativa antinapoleonica per l’indipendenza della Cisalpina (1797-1799) dai Francesi e dagli Austriaci nota come i “Raggi”.Da quel momento Bologna è divenuta il centro della cospirazione proseguita con i Cerchi, Guelfi,Carbonari,fino all’unità d’Italia nel 1861, della quale quest’anno ricorre il 150° anniversario. Alessandro Savioli,aveva una vena letteraria come il fratello, dedicata però al teatro(fu autore di tre commedie, due in tedesco pubblicate nel 1772 e 1774 ed una in italiano pubblicata a Trento nel 1792), ed è poco noto in Italia mentre è più conosciuto nei paesi tedeschi.Fu autore di cinque Discorsi Accademici,tra i quali uno intitolato “Dell’influsso della tipografia sulle Scienze” dove sviluppa un excursus sul sapere umano, citando medici e filosofi che secondo il suo parere avevano avuto una importanza fondamentale nell’evoluzione del pensiero scientifico, e di un trattato su “La forza dell’Uomo nella Società” dove si rivela seguace di Rousseau e Voltaire.Nel 1798 pubblicò un libretto per contestare l’abolizione dell’istituto del fedecommesso inviato al Direttorio di Milano nel 1798, del quale ho rinvenuto l’unica copia fino ad oggi conosciuta, riprodotta integralmente nel saggio, nella quale sono confermate le sue idee politiche democratiche e liberali,ed un concetto di patria cosmopolita, diverso da quello nazionalista per l’Unità d’Italia come invece fu accreditato dagli storici nel secondo dopoguerra. Il suo ideale di patria era riassunto nel fine di raggiungere la felicità in eguaglianza e libertà attraverso le scienze, ma non circoscritto ad una nazione in particolare, anzi si rivelò per formazione culturale ed aspirazioni politiche un” proto europeista”. Per ricostruire la sua biografia ho consultato documenti e corrispondenza giacenti nell’archivio di famiglia alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, nell’Archivio di Stato di Bologna, dell’Hauptstaat Archiv di Monaco di Baviera e di altre Biblioteche tedesche ed europee.Può essere corredata da riproduzioni di documenti originali e di corrispondenza, raccolti in questi sette anni che dimostrano quanto descritto, fra cui l’albero genealogico della famiglia a colori. A stampa il testo dovrebbe essere contenuto in circa 400 pagine comprese le note, l’indice analitico.Sono un “curioso della storia”, ed il mio fine è quello di indagare le ragioni reali degli avvenimenti, partendo dall’analisi della biografia di coloro che si trovarono a viverli, anche se non furono dei protagonisti.
Furio Bacchini
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